Luigi Polacchi

Il Senzanome di Bertona: Luigi Polacchi

Luigi Polacchi, Il Senzanome di Bertona come amava autodefinirsi, è stato uno dei più noti poeti abruzzesi, riconosciuto  soprattutto per la sua carriera letteraria e per il suo ingegno multiforme da grandi intellettuali dell’epoca come Gabriele D’Annunzio e Luigi Pirandello. 

Per gli studi viaggiò e visitò le diverse località italiane tra le quali Pescara, dove divenne docente di italiano e latino presso il Liceo Classico Gabriele D’Annunzio e collaboratore di riviste prestigiose come il “Saggiatore” e “Tempo Nostro”. Nel periodo successivo agli studi si dedica alla scrittura di due dei suoi poemi più celebri: Poema Nazionale degli Italiani e l’Italide.

Luigi Polacchi

Biografia

Nacque a Penne nel 1894, nella casa di fronte all’Annunziata (oggi albergo-ristorante del Comune). Suo padre, Gerardo Polacchi, proveniva da una famiglia benestante di giuristi e medici; mentre sua madre, Vincenzina Di Biase, era nipote del famoso poeta e patriota Clemente De Caesaris. Durante l’adolescenza frequentò il Ginnasio vescovile di Penne, come chierichetto esterno, per poi abbandonare improvvisamente gli studi durante il quarto ginnasio e terminare l’anno presso il Collegio “Cantalamessa” di Ascoli Piceno. Infine seguì lezioni anche presso il liceo “Dante” a Firenze. 

Nel 1912 subì la grave perdita del fratello maggiore, Giovan Battista, che segnò in modo profondo il suo animo. Giovan Battista, novello sposo, fu folgorato mortalmente da una scarica elettrica nel proprio letto assieme alla moglie. Il grave shock da cui fu colpito, proviene dal fatto che Polacchi assistette a quella terribile scena nel tentativo di soccorrere la coppia. Da quel momento si aprì in lui una profonda crisi di tipo religioso, e più volte si rivolse a Dio in diversi componimenti per chiedere conto del suo operato. In seguito a ciò, spostò i suoi interessi sul campo scolastico e si iscrisse alla Facoltà di Lettere prima a Bologna, poi a Roma.

n vita ebbe anche un profondo legame con la politica, e vi partecipò attivamente in più circostanze. A Penne aveva sostenuto la candidatura democratica di Francesco Federico Falco, che uscì sconfitto dalle elezioni politiche con la vittoria del candidato liberale Domenico Tinozzi. Successivamente, infiammato dai discorsi di Gabriele D’Annunzio, si arruolò volontario nella Prima Guerra Mondiale, considerando la Grande Guerra la prosecuzione del Risorgimento poiché Trento e Trieste erano ancora in mano austriaca. 

Fu mandato al fronte con il grado di sottotenente, fino a quando non cadde prigioniero nel 1916, venendo rinchiuso nel Castello del Buon Consiglio di Trento. Tornò in Italia solamente con la vittoria sul Piave, che portò al conseguente crollo dell’Impero Austro-Ungarico. Polacchi e’ definito “patriota” proprio perché, prima che l’Italia entrasse in guerra, si arruolò a Nizza nella “Legione Mazzini” che organizzò una spedizione in Dalmazia sotto la protezione francese per complicare i rapporti tra Austria e Italia. Purtroppo, venne fermato alla frontiera francese e la legione si sciolse costringendo il nostro a tornare a casa. Quando, alla fine, l’Italia entrò in guerra, egli riuscì ad esprimere appieno il suo bisogno di patriottismo.

Riuscì a laurearsi a Roma nel 1921 e cominciò ad insegnare l’anno seguente nel Liceo “A. Caro” come professore di greco e latino. In quegli anni sposò a Penne Iole Renzini dalla quale ebbe cinque figli. Nonostante fosse da sempre di idee democratiche si iscrisse, nel 1933, al Fascismo, poiché aveva notato già il consolidamento nel potere. Dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, venne inviato sul fronte francese su sua richiesta, ma nonostante ciò abbandonò poco dopo il partito. Nel maggio del 1942 con il preside del Liceo Classico “Gabriele D’Annunzio” di Pescara, il professore Donato Petronio, fondò lo Studio superiore di lettere, diritto, ed economia e commercio, che in seguito prese il nome di Università abruzzese degli studi. Tale Istituto intendeva opporsi all’Istituto di Cultura Fascista, da lui diretto precedentemente. L’anno successivo, però, gli Alleati bombardarono sia Pescara sia Penne e ricevette da quest’ultimi la nomina di Provveditore agli studi. Si occupò di riaprire le Scuole disastrate dagli eventi bellici e rimase in  carica fino all’epoca delle epurazioni, quando si fece dimettere poiché si rifiutò di attuarle: infatti per coerenza, come riferì, avrebbe dovuto cominciare da se stesso essendo stato fascista anche se per breve tempo. La rinascita dell’Abruzzo, nel segno della cultura e dell’unione, portò alla fondazione dell’ente U. G. A. (Unione Genti D’Abruzzo) di cui fu tra gli artefici e diresse il mensile L’Unione fino al 1950

Dodici anni dopo, le celebrazioni del Primo Centenario dell’Unità d’Italia lo videro occupato nella stesura dell’opera “Da Melchiorre Delfico a Clemente de Caesaris”. A causa della vecchiaia andò in pensione dall’ insegnamento, professione che terminò presso il liceo ” G. Cesare” di Roma.  Morì nel 1988 nella sua Casa di Pescara e i suoi resti mortali riposano oggi nella cappella di famiglia del Cimitero di Penne, assieme a quelli dei genitori, del fratello e della cognata

 

Polacchi si introdusse al campo dell’Arte intorno al 1949, quando venne sorpreso da alcuni amici nel giardino della casa di Pescara mentre modellava la creta. Egli scoprì infatti di essere molto abile nella scultura, negato al contrario nel disegno che vedeva come una pura finzione della realtà, che doveva essere composta di plastica e volumi, non di contorni. 

In totale le opere scultoree sono 26, e comprendono alti, bassi, e rilievi a tutto tondo. Tra vari esempi possiamo distinguere:

Molte altre sculture in bronzo sono conservate nella tomba di famiglia, in cui tratta temi come i cari estinti e la religione. 

 

Lavorò persino in campo giornalistico, in collaborazione con il “Tempo Nostro” del 1932, di cui poi divenne anche condirettore: si trattava di un giornale mensile d’arte e cultura. Precedentemente era stato redattore letterario di “L’Adriatico”. Entrambi questi organi di stampa al tempo erano controllati dal Regime; nonostante ciò, grazie al coraggio di Polacchi, il primo fece scalpore per il suo incredibile spirito democratico. Dopo la Seconda Guerra Mondiale portò avanti la sua carriera dirigendo “L’unione”, organo dell’Ente Unione Genti d’Abruzzo dal 1946 al 1950.

Opere di Luigi Polacchi

Nel corso della sua vita Polacchi ebbe alcune onorificenze: la Croce al merito di Guerra nel 1930, la nomina di cavaliere di Vittorio Veneto con una medaglia d’oro a ricordo del 50esimo anniversario della Vittoria nel 1970.

Gli furono riconosciuti anche alcuni premi della Cultura dalla Presidenza del Consiglio; ma, in realtà, la sua più grande aspirazione era il Nobel, in quanto si riteneva un grande poeta e considerava il riconoscimento letterario internazionale come l’immortalità delle sue opere.

Nonostante il suo sogno non si avverrò, fu critico di molti membri del Comitato Nobel e di premi:

“Gli Ossi di Seppia non sono più voce del mondo, né epica né lirica; come non è più voce del mondo il “deserto” di Ungaretti e il suo “uomo di pena” né lo sono più i lirici “soprammobili ellenistici” dell’ottimo Quasimodo.

Luigi Polacchi è pressoché ignorato dalla Critica letteraria. Le opere del Polacchi sono state diffuse solo nelle principali Biblioteche d’Italia e non hanno avuto un ampio giro commerciale.

La sua poesia è raccolta nei 5 volumi di ORGANO che sono apparsi negli anni 1951, 1955, 1965, 1974 e 1975.

Dal 1951 vengono pubblicate anche le opere rimaste inedite ( come IL CARDELLO DEL PRIMO AMORE, I CANTI MILITARI E LE POESIE DIALETTALI) raccolte nel volume ORGANO1, ma le copie finiscono tutte sugli scaffali delle biblioteche, giustificando l’ignoranza attorno alla figura di Polacchi.

In Abruzzo invece le sue opere circolano, ma si pensa che non sia stato capito, a causa del pregiudizio politico.

Polacchi era un democratico-repubblicano. Nel ’33 si iscrisse al fascio ma riconsegnò la tessera nel ’41.

Durante questi anni svolse attività di sfondo culturale, e si fece esonerare dal portare la divisa fascista il sabato.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale si protrasse verso le idee democratico-liberali, senza mai entrare in politica.

In quel periodo gli studiosi e i critici della letteratura “amavano” Benedetto Croce, tanto che finivano per allontanarsi dal loro pensiero e attenersi solo al suo giudizio, il quale era pervenuto contro la poesia del Novecento, per cui accettava e consacrava l’etichetta del “decadentismo”.

Dopo la prigionia magiara, durante la quale aveva scritto il poema ASSAVERO, Polacchi tornò in Italia desideroso di pubblicarlo, così lo sottopose al severo giudizio del Croce, il quale era contraddittorio e prevenuto nei confronti della poesia contemporanea.

Dunque il pensiero del Croce influì molto sull’animo di Polacchi, per questo dalle sue poesie sparirono eloquenza e agitazioni e i versi apparirono agli occhi del lettore più pacati e sereni.

In realtà, Croce non aveva letto il poema l’ASSAVERO, si fermò ai versi iniziali che gli diedero un’impressione pressoché negativa:

ODIUM

Mai sul Pianeta fu notte profonda

Tanto. Nè vento seria, nè stella

brilla agli umani ne la morte immonda.

Mondi del cielo, che ogni luce bella

a l’uom terreno sperduto nel nero

qua giù celaste, udite la novella,

se la suprema coltre di mistero

che vi tutela non avrà dimane.

Spirto la volge a voi d’un veritiero:

L’uomo che lungi al vostro sguardo vane

sentì l’ansie cotidiano pel suo pane

e pel pensiero, ecco è ne l’esultanze

del sangue; ecco è l’insidia alto protesa;

l’ agguato attende. Ne le lontananze

pervenne a voi la sua crudele offesa,

e vi costrinse a serrar le pupille,

orride a la feroce anima tesa.

Sol nel pianto ha il buio occhio scintille.

Nonostante il giudizio negativo di Croce, al Poeta non mancarono supporti da autorevoli uomini di cultura: Vittorio Rossi per il LAZZARO, Nicola Festa per LE SATIRE DI PERSIO FLACCO, Ettore Cozzani per L’OFFERTORIO, Borgese per il CANZONIERE MAGGIORE, Ciampini e Pirandello per le liriche che lessero; anche se sono giudizi “parziali”, cioè limitati ad una sola opera e non globali.

La poesia di Polacchi, quindi, è considerata ritmo, musica, promessa di una resurrezione dopo un viaggio faticoso nel male della vita.

É un messaggio rivolto ai giovani di cui l’ Italia ha bisogno per ricominciare, e questo nuovo inizio non può che passare per una sola strada chiamata Cultura.

 
 

 

Opere di Luigi Polacchi
Opere di Luigi Polacchi
Opere di Luigi Polacchi

Luigi Polacchi tra memoria, testimonianza e territorio

Per guidare gli allievi e le allieve nel loro percorso di indagine, sono state fornite risorse e indicazioni specifiche, volte a sviluppare autonomia e rigore nella raccolta e nell’organizzazione delle informazioni.

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Il contributo del Prof. Polacchi allo stradario

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La testimonianza del Prof. Paolo Tosi

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La casa a Pescara

Testo di Alessandra Ruggiero, Giulia Lunadei, Emily Di Carluccio, Nicole Nicodemo e Lamberto Croce della classe III βγ ( a.s. 202022/2023). 

Editing e impaginazione di Carola Tremontini, Beatrice Fingo e Alice Falone della classe III βγ  a.s. 2022/2023.